A Nervi contro la cementificazione

Il ponte di Nervi

Genova. Il circolo nuova ecologia di Legambiente ha indetto una nuova manifestazione per protestare contro le opere in costruzione a Nervi: dopo il nuovo porticciolo, sotto accusa i lavori in corso per la messa in sicurezza della foce (e qualcosa di più) del torrente, considerati dagli attivisti un anacronistico e pericolo intervento di cementificazione.

“L’alveo dei torrenti non deve essere ulteriormente occupato da manufatti di cemento e una vegetazione selezionata e non invasiva deve potersi sviluppare lungo le rive – si legge nel volantino informativo che chiama al presidiio – significa anche evitare gli scavi che approfondiscono l’alveo dei torrenti: lo scavo apparentemente dà più spazio all’acqua ma in realtà fa più danni che benefici perché aumenta l’instabilità delle sponde e accelera la velocità dell’erosione e il rischio di esondazioni”.

Secondo gli ambientalisti a Genova si va in direzione opposta a quelli che sono le prassi consolidate in mezzo mondo riguardo la gestione dei corsi d’acqua e delle coste: “Il torrente verrà scavato fino a 2 metri di profondità e ingabbiato tra pareti di cemento – sottolineano – L’impatto dello scavo e i manufatti di cemento non aumenteranno la sicurezza del torrente. In compenso, lo scavo nella roccia viva è una minaccia alla stabilità degli edifici antichi, a cominciare dal ponte medievale e dalle case storiche che si affacciano sul Nervi. Ci si guadagnerà un micro porto canale lungo circa 150 metri e largo circa 15, in compenso, in caso di esondazione, si dovrà gestire il rischio dei natanti attraccati”.

L’appuntamento per il presidio è per sabato 17/04/2021 alle ore 10 presso il ponte medievale del borgo di Nervi: “Lo scolmatore del torrente non viene pulito da anni – scrivono gli attivisti – e della nuova piscina promessa non vi è alcuna traccia nella documentazione di programmazione dell’amministrazione civica. Avevamo un porticciolo caratteristico, ma quello che stanno costruendo sarà uguale a qualsiasi altra marina, perdendo anche quella utilità pubblica che la piscina, nel bene e nel male, garantiva al quartiere”.

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