Il “metodo Draghi” delude i draghisti

Il primo decreto sul Covid-19 del neo-neo governo Draghi, sostenuto dai sostenitori di un “tutto aperto” ha dato subito una doccia fredda a coloro che hanno fatto in modo che Conte cedesse le armi. Nuove strette nel dpcm con rischio lockdown nei weekend.

Di riaperture non se ne vede anzi, il presidente – dopo un colloquio con Angela Merkel – ha deciso di proseguire sulla linea delle restrizioni; questo proprio dopo l’autocritica della cancelliera tedesca sul fatto di aver sbagliato le previsioni favorendo una recrudescenza dell’epidemia in Germania.

Il Fatto Quotidiano racconta che ieri a livello nazionale i pazienti nei reparti ordinari sono aumentati di 351 unità, quelli nelle terapie intensive di 24.

Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionale, prevede l’aumento dei casi in Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Trentino e Alto Adige, Toscana e Umbria. Si attende anche il nuovo studio dell’Iss sulla variante inglese: le stime dicono che la prevalenza dovrebbe attestarsi al 30/35%, la sua maggior trasmissibilità è nell’ordine del 39%.

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DPCM e il pasticcio delle seconde case

Aggiornamento
Giunge nella serata di sabato 16/01/2021 il chiarimento del ministro Speranza.

Il nuovo Dpcm permette di recarsi nelle seconde case anche fuori Regione. Il testo, infatti, disciplina che “è comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione” e, a dispetto del decreto sulle misure per le festività natalizie non è specificato il divieto degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione.

Resta, per ogni altro tipo di spostamento che non sia per motivi di necessità, lavoro, studio o salute, il divieto di spostarsi in un’altra Regione.

In attesa che le nuove faq di Palazzo Chigi in via di aggiornamento chiariscano in modo inequivocabile la questione, c’è un giallo seconde case nel nuovo Dpcm del 14 gennaio: nel comma 4 degli articoli che vietano gli spostamenti nelle regioni è sparita la limitazione ad andare verso le seconde case che si trovanno nelle regioni dove non si risiede.
Nel nuovo Dpcm si dice soltanto che “è comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione” senza, sottolinea il Corriere della Sera, l’esclusione relativa alle seconde case.

Il quotidiano cita fonti di Palazzo Chigi che confermano che “per ‘abitazione si intende dunque anche una seconda dimora, anche in affitto’, che si trovi in una regione in fascia gialla, arancione o rossa. L’unico limite riguarda il fatto che potrà spostarsi soltanto il nucleo familiare”.

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Habemus novum DPCM intimet

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Giuseppe Conte ha firmato un nuovo Dpcm il 14 gennaio, che sarà in vigore dal 16 gennaio al 5 marzo.

Diverse le novità: la vendita d’asporto dopo le 18 sarà esclusivamente di cibo, non drink e bevande; i musei riaprono in zona gialla, ma solo nei giorni feriali; le piste da sci sono chiuse almeno fino al 15 febbraio, cinema, piscine e palestre fino al 5 marzo.

Clicca sull’immagine per leggere la versione integrale in formato pdf (29 pagine).

Liguria in zona arancione

Intanto la Liguria finisce in zona arancione: la conferma ufficiale è arrivata dal presidente della Regione, Giovanni Toti, che venerdì pomeriggio ha annunciato che «da domenica la Liguria passerà in zona arancione come mi ha appena comunicato il ministro Speranza».

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Zampa, Iachino e quei pensieri fascistelli del PD

Sandra Zampa e Pietro Ichino

Vaccinarsi contro il Covid-19 è un problema morale oltre che sanitario; chi può vaccinarsi e non lo fa mette a rischio la salute di altre persone oltre la propria: questa dovrebbe essere l’unica ragione valida con cui portare avanti la campagna di convincimento verso la popolazione.
Esistono molti modi per forzare la mano senza porre obblighi sulla persona come escludere i non vaccinati da certi contesti sociali: il consenso di accesso ad uffici pubblici, esercizi commerciali, mezzi di trasporto ecc. semplicemente esibendo o meno una attestazione sanitaria che difficilmente possa essere contraffatta.

Nel nostro paese pare, invece, essere sempre di moda la voce grossa, l’ordine imperiale o meglio: il metodo fascista esibito recentemente dalla piddina Sandra Zampa, sottosegretario alla sanità: licenziare il personale sanitario che non si sottopone a vaccinazione.

Licenziare, licenziare; un mantra che il PD ripete costantemente ad ogni occasione dopo l’eliminazione dell’articolo 18.

Il PD che, dopo l’avvento Renzi e la distruzione dei diritti dei lavoratori, è andato avanti trascinandosi sulle sue macerie, rispolverando un po’ di stalinismo e cercando di risorgere dalle proprie ceneri; così anche un altro illustre piddino, il giurista Pietro Ichino, va a dar manforte all’editto della parlamentare d’altri tempi uscendosede con una nuova perla di saggezza: ““In caso di obbligo, docente che rifiuta può essere licenziato”… tanto per cambiar musica!

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Per Toti, un tweet di troppo

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Il solito leitmotiv “ad minchiam” (per citare l’ei fu – ma sempreverde – Franco Scoglio) dei politici contemporanei.

Corroborati dal loro desiderio di esternare a getto sui social: “senza essere consapevoli a volte della loro ignoranza”, quello che gli passa per la mente, sparano la boutade del momento e poi ritornano sui loro passi, affermando di essere stati fraintesi.

La figuraccia questa volta è ad appannaggio del presidente della nostra regione: Giovanni Toti, che in un tweet ha in pratica mitigato la tragedia dei decessi Covid-19 in Liguria, affermando che poi non era una tragedia visto che 22 su 25 morti erano degli improduttivi pensionati!

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La libertà non è far ammalare gli altri

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Non amo i negazionisti, di nessuna fazione: quelli sulla Shoah, i terrapiattisti, i creazionisti, fino allo sbarco del primo uomo sulla Luna. A maggior ragione quelli più recenti, anti-covid 19: quelli convinti che basta sventolare qualche frase fatta, magari un po’ di filosofia accademica platonica o aristotelica per giudicare cosa sia oggi libertà o schiavitù senza conformarsi alle attuali congiunture sociali condizionate da eventi senza un precedente di paragone (neppure l’influenza spagnola del 1918-1920).

Proprio per questo motivo, riporto questo articolo di Ugo Magri, tratto dal sito de “Il Secolo XIX” di oggi sabato 1° agosto 2020). Un meraviglioso discorso del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che – da buon palermitano – non gira troppo attorno a perifrasi ed allusioni ma va dritto sul bersaglio.

Chi rifiuta regole e mascherine crede forse di averne diritto. Però mette in pericolo la vita degli altri. E questo non va per niente bene, avverte Sergio Mattarella. Il presidente approfitta del tradizionale incontro con i giornalisti parlamentari per ringraziare l’Europa della mano che ci sta dando, per invitare il governo a presentare programmi «tempestivi, concreti ed efficaci», ma soprattutto per contrastare certi atteggiamenti lassisti che stanno risollevando l’indice del contagio. Confida di essersi tenuto tutti i bollettini della Protezione civile (quello che Matteo Salvini vorrebbe abolire) e di averli riletti nei giorni scorsi (proprio quando si svolgeva il convegno dei cosiddetti «negazionisti»). Ha controllato le date accertando che il 31 marzo erano morti in un solo giorno «oltre 800 nostri concittadini». Da allora sembra sia già passato un secolo. «Era prevedibile che questo sarebbe potuto avvenire», in quanto si tende a dimenticare in fretta. Ma «non così presto», annota amaro il capo dello Stato.

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Facce come il culo!

Il titolo dell’Ansa

“La Commissione Contenziosa del Senato ha appena annullato la delibera dell’Ufficio di presidenza che aveva deciso il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari”. Lo riferisce all’ANSA Maurizio Paniz, ex deputato e avvocato che ha difeso nel ricorso la maggior parte degli ex senatori che hanno presentato ricorso.

“E’ stato ripristinato lo Stato di diritto”, ha commentato Paniz. La Lega, secondo quanto si apprende, ha votato contro questa decisione.

“La delibera – spiega all’ANSA Paniz – è stata annullata perché ritenuta ingiustificata a fronte della giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale e del diritto dell’Unione europea, in base alla quale di fronte a una situazione consolidata gli interventi di riduzione degli importi devono rispondere a cinque requisiti, nessuno dei quali era stato rispettato dalla delibera.

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E adesso sono cinguettii amari…

Donald Trump

Usa, Twitter smentisce Trump per la prima volta. L’ira di Trump si e’ sfogata subito sulla stessa piattaforma, con accuse pesanti. “Twitter sta interferendo nelle elezioni presidenziali 2020.

Stanno dicendo che la mia dichiarazione sul voto per posta, che porterà ad una massiccia corruzione e alla frode, non e’ corretta, basandosi sul fact-checking delle Fake News Cnn e del Washington Post”, ha twittato. “Twitter sta completamente sopprimendo la liberta’ di parola ed io, come presidente, non consentirò che accada!”, ha aggiunto.

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Fase 2: rischio calcolato? Da chi?

Parte il Decreto Legge 33 del 16 maggio 2020; il premier Conte lo definisce un “rischio calcolato” perché partire è importante e vale il rischio.

Sarebbe a dire che fare cassa è più importante di evitare contagi e decessi: ormai il valore del denaro, da troppo tempo, ha superato il valore della vita e il lavoro non è più asservito alla vita ma viceversa. Siamo schiavi inconsapevoli, oppure rassegnati e vili!

Il termine “calcolato”, poi, meriterebbe una seria analisi e soprattutto sarebbe opportuno capire chi è quello che ha fatto i calcoli, sì perché secondo buona parte degli esercenti, aprire adesso significa chiudere definitivamente il giorno dopo.

Sembra infatti che non ci sia una “geometria” dei riparti costo – guadagno sui tavoli del governo, ma un tentativo affannoso di buttarsi a pesce in una insensata riapertura trumpiniana.

La gestione di un’attività, in particolare quella della ristorazione, ha costi e tassazioni che già nel recente passato hanno dimostrato, in questo paese, che si è obbligati ad assumere personale stagionale con contratti da negrieri ed orari al limite dello schiavismo (ed in alcuni casi quel limite è stato superato).
Come si può pensare di tener aperta un’attività, come ha rilasciato in una recente intervista un ristoratore genovese, che fa normalmente 100 coperti di giorno e 60 la sera, con solo 16 – 20 clienti pro die? Il fallimento è insito nel solo tirar su le serrande!

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