Clima: l’effetto trascurabile del lockdown

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature da un lato conferma un dubbio più volte espresso da scienziati e scienziate in questi mesi di crisi pandemica, dall’altro mostra l’unica strada da seguire per contrastare il cambiamento climatico. In breve, l’improvvisa riduzione delle emissioni di gas-serra e il crollo degli inquinanti atmosferici durante il blocco ha avuto, purtroppo, un impatto del tutto trascurabile sul contenimento dell’aumento della temperatura globale. Ma lo studio insiste invece sulla importanza delle scelte politiche che verranno fatte nei prossimi mesi. A dirlo è un team internazionale a cui capo è il climatologo Piers Forster della Università di Leeds, Gran Bretagna.

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La minaccia delle ondate di calore

In alcune aree del pianeta le ondate di calore e umidità si stanno succedendo a un ritmo doppio rispetto a 40 anni fa e l’intensità del caldo è in aumento. A stabilirlo è una nuova ricerca che ha analizzato i dati di oltre 7000 stazioni meteorologiche di tutto il mondo a partire dal 1979

Nel corso delle centinaia di migliaia di anni della loro esistenza sul pianeta, gli esseri umani moderni sono riusciti ad adattarsi a una vasta gamma di climi, dal caldo arido del deserto del Sahara al freddo gelido dell’Artide. Ma abbiamo i nostri limiti. Se le temperature e l’umidità salgono abbastanza, anche una persona sana e robusta, seduta all’ombra e con accesso all’acqua, soccombe al calore.

Le ricerche ha suggerito che, via via che le ondate di caldo diventeranno più intense e frequenti, nei prossimi decenni in alcuni luoghi inizieranno a verificarsi eventi che toccano quel limite di tolleranza umana. Ma ora un nuovo studio mostra che lo hanno già raggiunto. I risultati, pubblicati su “Science Advances”, sottolineano la necessità di ridurre rapidamente le emissioni di gas serra che intrappolano il calore e di sviluppare politiche che aiutino le popolazioni vulnerabili a rimanere protette.

Le alte temperature spingono il corpo umano a produrre sudore, che raffredda la pelle mentre evapora. Ma quando c’è anche un’elevata umidità, l’evaporazione rallenta e alla fine si arresta. Si arriva a questo punto quando la cosiddetta temperatura di bulbo umido, una misura che combina la temperatura dell’aria e l’umidità, raggiunge i 35 gradi centigradi.

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