Il “metodo Draghi” delude i draghisti

Il primo decreto sul Covid-19 del neo-neo governo Draghi, sostenuto dai sostenitori di un “tutto aperto” ha dato subito una doccia fredda a coloro che hanno fatto in modo che Conte cedesse le armi. Nuove strette nel dpcm con rischio lockdown nei weekend.

Di riaperture non se ne vede anzi, il presidente – dopo un colloquio con Angela Merkel – ha deciso di proseguire sulla linea delle restrizioni; questo proprio dopo l’autocritica della cancelliera tedesca sul fatto di aver sbagliato le previsioni favorendo una recrudescenza dell’epidemia in Germania.

Il Fatto Quotidiano racconta che ieri a livello nazionale i pazienti nei reparti ordinari sono aumentati di 351 unità, quelli nelle terapie intensive di 24.

Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionale, prevede l’aumento dei casi in Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Trentino e Alto Adige, Toscana e Umbria. Si attende anche il nuovo studio dell’Iss sulla variante inglese: le stime dicono che la prevalenza dovrebbe attestarsi al 30/35%, la sua maggior trasmissibilità è nell’ordine del 39%.

Intanto i tecnici di Palazzo Chigi lavorano al decreto (o al Dpcm) che sarà in vigore dal 5 marzo, quello che detterà le eventuali nuove regole per l’Italia “a colori” a seconda del livello di rischio individuato dalla Cabina di regia ministero della Salute/Istituto superiore di sanità ed elenca le attività vietate.

Il governo Draghi quindi per ora non sembra avvicinarsi nemmeno lontanamente alla linea di Salvini sulle riaperture graduali ma se ne discosta nei fatti (d’altro canto era stato lo stesso premier a parlare di governo di poche parole e tanti fatti) approntando un nuovo decreto e preparando un nuovo Dpcm che vanno verso una stretta.

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