Goodall: Covid-19, il responsabile è l’uomo!

La scienziata Jane Goodall

La nascita e la diffusione del coronavirus sono avvenute per colpa dell’uomo: è questa la teoria di Jane Goodall, esperta mondiale di etologia, che da oltre 50 anni studia le relazioni tra ambiente, esseri umani e virus.

La ricercatrice è decisamente allarmata e invita tutti alla massima attenzione per quella che vede come la più grande minaccia all’esistenza dell’umanità, ovvero la distruzione della biodiversità.

In una lunga intervista a CBS News, la scienziata ha affermato che “se continuiamo con gli affari economici, ci distruggeremo. Sarebbe la nostra fine e quella della vita sulla Terra, almeno nel modo in cui oggi la conosciamo”.

Non solo quindi cambiamenti meteo climatici, ma anche la morte degli habitat di numerosissime specie sarebbero i grandi mali del pianeta; tuttavia, mentre i primi sono già oggetto di preoccupazione da parte di molti governi (si vedano le conferenze sul clima che si effettuano già da diversi anni), la perdita di luoghi naturali è considerata in maniera minoritaria.

La Goodall, avverte che, mentre abbattiamo la foresta pluviale, con la sua ricca biodiversità, stiamo già da decenni eliminando milioni di animali: i sopravvissuti, non avendo più la loro casa, vengono spinti a un maggiore contatto con gli umani, magari venendo uccisi da questi ultimi per cibarsi. Con tali modalità, i coronavirus hanno la vita facile e possono tranquillamente saltare da una specie all’altra, come è successo con il nostro Sars-CoV-2, originato dalla nostra invasione nel territorio di vita dei pipistrelli.

La brama di ricchezza e di potere dell’umanità ci sta portando a un punto di non ritorno, secondo la professoressa, in quanto gli ecosistemi si arrenderanno e collasseranno, decretando la nostra fine.

Infine, alla domanda se la prossima pandemia sarà molto peggio di questa Goodall ha risposto così: “Supponendo che sia altrettanto contagiosa come questo COVID, potrebbe essere più devastante per l’essere umano e arrivare a una percentuale di morti più elevata, pari alla situazione che portò l’Ebola, per esempio”.

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