Clima: l’effetto trascurabile del lockdown

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature da un lato conferma un dubbio più volte espresso da scienziati e scienziate in questi mesi di crisi pandemica, dall’altro mostra l’unica strada da seguire per contrastare il cambiamento climatico. In breve, l’improvvisa riduzione delle emissioni di gas-serra e il crollo degli inquinanti atmosferici durante il blocco ha avuto, purtroppo, un impatto del tutto trascurabile sul contenimento dell’aumento della temperatura globale. Ma lo studio insiste invece sulla importanza delle scelte politiche che verranno fatte nei prossimi mesi. A dirlo è un team internazionale a cui capo è il climatologo Piers Forster della Università di Leeds, Gran Bretagna.

E dunque, no: i mesi in cui il Pianeta Terra si è fermato non sono stati un aiuto significativo sul riscaldamento globale. E anche se alcune misure e restrizioni rimarranno in vigore fino alla fine del 2021, senza ulteriori interventi politici e strutturali non otterremo nessun cambiamento importante nelle temperature. I ricercatori e le ricercatrici sono giunti a questa conclusione anche grazie ai nostri telefoni cellulari e i dati sulla mobilità disponibili dai sistemi Apple e Google. In un periodo di restrizioni senza precedenti sul lavoro e sui viaggi a causa del Covid-19 i trasporti sono stati infatti la causa principale della riduzione delle emissioni. I dati sulla mobilità disponibili tra febbraio e fine giugno 2020 hanno così consentito una rapida valutazione delle emissioni di 10 gas serra e inquinanti atmosferici.

Lo studio ha coperto un totale di 123 paesi, che sono poi quelli responsabili del 99% delle emissioni globali di CO2 da combustibili fossili. Insieme ai dati sui trasporti ha impiegato una serie di ipotesi per stimare come i cambiamenti delle emissioni dovute al lockdown si siano tradotti in cambiamenti di temperatura, giungendo così a definire l’effetto diretto del blocco globale sul clima.

Il risultato, che per certi versi era prevedibile, è assai deludente, sopratutto se si pensa a quanto ci è costato: “L’impatto diretto della pandemia sulle temperature è trascurabile: anche con alcune misure che rimarranno in vigore fino alla fine del 2021, le temperature globali saranno solo circa 0,01°C inferiori a quanto si prevede entro il 2030”, dicono i ricercatori. Il lockdown è stato duro, certo, ma di troppo breve durata per influire sul clima. E chiaramente non è la strada che nessuno proporrebbe. A diminuire l’impatto è anche l’azione opposta di alcuni aerosol prodotti dalle nostre attività. Secondo i climatologi sarà infatti difficile vedere un effetto della pandemia sul clima prima del 2030 a causa sì della natura temporanea dei cambiamenti delle emissioni durante il lockdown, ma anche della riduzione degli aerosol di zolfo che invece tendono ad abbassare le temperature.

E quindi, non c’è soluzione? Secondo i climatologi è vero l’opposto: la strada da seguire è nelle scelte che seguono la crisi. Gli scienziati aggiungono che proprio il drastico blocco sopratutto nel campo dei trasporti, un fermi-tutti che non ha mai avuto precedenti nella storia, si sta rivelando un faro nella nebbia per le decisioni future. Il lockdown e il crollo delle emissioni mostrano infatti la svolta possibile: l’inclusione di misure di politiche climatiche, che abbiano un forte stimolo verde, come parte di un piano di ripresa economica con un forte potrebbe impedire più della metà del riscaldamento aggiuntivo previsto entro il 2050 secondo le politiche attuali.

Se sceglieremo una ripresa che investe fortemente nei combustibili fossili è probabile (> 80% di probabilità) che supereremo i 2°C di aumento della temperatura media globale entro il 2050. Ma, dicono i ricercatori, “se invece investiremo in politiche verdi, destinando circa l’1,2% del PIL globale in tecnologie a basse emissioni di carbonio e includendo misure di politica climatica, potremmo prevenire circa 0,3°C di riscaldamento aggiuntivo entro il 2050”. Che non è poco. Perché, proseguono, “questo ci darebbe una buona possibilità (circa il 55% di probabilità) di rimanere al di sotto dell’obiettivo di temperatura di 1,5°C proposti negli accordi di Parigi.”

Ciò che faremo oggi deciderà dunque se potremo mantenere l’aumento di temperatura al di sotto di 1,5°C di aumento rispetto ai valori preindustriali. Quel grado e mezzo farà la differenza tra affrontare una serie di problemi ambientali gestibili e una situazione che potremmo non essere in grado di gestire senza mettere a rischio la nostra società. È dunque sempre più chiaro che se un lockdown non ha un impatti sul clima, le possono avere invece le scelte che si compiono di seguito.

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